>Romano Gobbi ("Liberi Librai"): "un compromesso al ribasso"


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Sull’approvazione, al Senato, della “Nuova disciplina sul prezzo dei libri”, avvenuta Il 2 marzo, noi di booKerang abbiamo ascoltato alcuni dei principali esponenti della piccola e media editoria. Abbiamo deciso, però, di registrare il parere anche l’altra componente direttamente chiamata in causa dal provvedimento: i librai. Abbiamo pertanto scambiato quattro chiacchiere con Romano Gobbi, libraio, rappresentante e co-fondatore (assieme a Ferdinando Larizza) dell’associazione “Liberi Librai”, la quale, sin dal 2001, si batte in difesa dei diritti dei librai indipendenti e che ha aderito alla campagna promossa da “I mulini a vento” sul sito http://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/.

Cominciamo con una domanda “d’obbligo”, per così dire: cosa ne pensate voi di “Liberi Librai” del ddl licenziato dal Senato il 2 marzo scorso? Ritenete si tratti di un risultato soddisfacente o di un compromesso al ribasso?

Il risultato è senza dubbio un compromesso al ribasso, per poter dire che anche noi abbiamo una legge. Qualcuno ha detto: “meglio una brutta legge che nessuna legge”, ma per dirla all’italiana, prendiamo ciò che ci passa il convento, non possiamo far altro. Noi probabilmente non facciamo parte della filiera o meglio non abbiamo appoggi sufficienti per essere interpellati né per il potere economico né tanto meno per potere politico, se non a titolo di cronaca. Basta confrontare la legge tedesca o la francese e fare una comparazione: le loro leggi sono fatte per lo sviluppo, le nostre, perdoni lo sfogo, per l’inghippo. Il numero delle loro librerie aumenta, le nostre scompaiono – o forse non servono… In compenso, aumentano le librerie di catena, quelle conformiste.

Rispetto al testo uscito dalla Commissione Cultura della Camera nel luglio dell’anno scorso, la nuova proposta mantiene invariato il tetto del 15% agli sconti praticabili sui volumi, ma aggiunge un limite del 25% sulle promozioni degli editori e la non reiterabilità delle campagne promozionali (che dovranno diversificarsi nel corso dell’anno solare). A vostro giudizio, nel concreto, si potevano introdurre altre norme, magari più incisive?

Vorrei che il commento fosse demandato agli utenti. Tra la vendita a prezzo di copertina della Germania, al 5% della Francia, al prezzo libero dell’Inghilterra, possiamo fare in base ai risultati: in Inghilterra le librerie chiudono o hanno chiuso salvo quelle di proprietà degli editori, in Francia e in Germania aumentano. Pertanto, il tetto del 15% di sconto o del 25% sulle promozioni editoriali mi sembrano eccessivi: suggerirei agli editori, invece di agire sulle promozioni, di ridurre il prezzo dei libri, che senza dubbio aumenterebbero le vendite, essendo risaputo che il numero degli utenti in Italia è stabile se non in diminuzione.

Perché dal punto di vista delle librerie indipendenti era necessario un provvedimento del genere? Le facciamo questa domanda dal momento che il ddl è stato fortemente criticato da molti sostenitori del libero mercato ed accusato di essere frutto di posizioni “neo-luddiste”, di impedire un effettivo abbassamento dei prezzi dei libri e di costruire una barriera nei confronti del mercato on-line, soggetto agli stessi limiti di sconti…

I sostenitori del mercato libero che ci accusano di posizioni “neo-luddiste” probabilmente non sanno che noi, in controtendenza alla grande distribuzione, chiediamo una riduzione della scontistica a nostro favore, contemporaneamente ad una riduzione del prezzo di copertina; attualmente, le condizioni di sconto, escluso la scolastica, vanno dal 25-30% per le librerie indipendenti sino al 50% e oltre per la grande distribuzione. La nostra proposta è quella di attribuire ai commercianti, grande distribuzione inclusa, un aggio del 15-20%, come accade nel campo dei quotidiani, contemporaneamente ad una riduzione del 30-35% sui prezzi di copertina. Se questo può essere chiamato “neo-luddismo”… Io, a questo proposito, parlerei di menefreghismo, in particolare da chi è deputato a difendere gli interessi dei consumatori: ma sappiamo tutti che nel torbido ci si sguazza meglio.

Daniela Di Sora, fondatrice di Voland, in un’intervista pubblicata sempre sul nostro blog, con riferimento alla situazione del nostro Paese, ha parlato di «grandi gruppi editoriali che il mercato lo stravolgono imponendo le loro regole. […] Un editore, se vuole esporre un suo libro nella vetrina di una libreria o, spesso, addirittura se vuole che sia messo sul tavolo in buona posizione, deve pagare. Le grandi librerie vendono spazi, non libri. E l’ignaro lettore che entra in una libreria crede che i libri esposti siano il frutto delle scelte del libraio, mentre sono pura e semplice pubblicità». Concorda con quest’analisi?

Non voglio dubitare su quanto asserisce Daniela Di Sora: posso solo dire che, per quanto concerne le librerie indipendenti, in 50 anni di attività, nonostante 18 vetrine a disposizione, mai ho ricevuto una simile proposta. I libri che espongo nelle vetrine sono esclusivamente di mia scelta e per stimolare la curiosità di possibili clienti. A tale proposito, vorrei evidenziare che il gruppo editori della nostra associazione ha proposto a noi librai una scelta di volumi che verranno sistemati in scaffale apposito, ben in evidenza, e consigliati ai lettori dopo una preventiva nostra valutazione: si vorrebbe tornare, insomma, ancora al “Il libraio consiglia”.

Ad oggi, quali sono le reali condizioni di salute delle librerie indipendenti? Crede che con questo provvedimento (il quale, ricordiamo, prima di diventare legge a tutti gli effetti dovrà ripassare alla Camera) le cose potranno migliorare?

Questa legge è una legge raffazzonata, una legge prima supportata da interessi lobbistici dei grandi editori, poi mitigata quasi impercettibilmente da un’alzata di scudi di librai indipendenti e piccoli editori. Il provvedimento, a mio avviso, deve essere imperniato solo su due cardini: il primo culturale, il secondo economico – e per economico intendo una drastica riduzione del prezzo del libro, come ho indicato più sopra. Inoltre, ritengo che la politica non dovrebbe entrarci in questa regolamentazione, se non per spingere i bottoni per una sollecita approvazione: la legge tedesca o francese possiedono, a mio avviso. queste peculiarità. Il resto sono solo chiacchiere.

L’esigenza di un riassetto legislativo del sistema dell’editoria è particolarmente avvertita dagli editori indipendenti italiani. Dal vostro punto di vista di librai, in che direzione dovrebbe muoversi una riforma del genere?

Non vorrei ripetermi su quanto già esposto, ma sarebbe sufficiente ispirarsi (copiare) alla legge tedesca o francese e, per ridurre i prezzi a vantaggio dei lettori, tener conto della nostra proposta. Ma sarebbe troppo semplice…

In conclusione, se dovesse spiegare con poche battute quali sono i vantaggi che i clienti delle librerie trarrebbero da questo provvedimento (se ce ne sono), cosa direbbe?

Non credo proprio a vantaggi particolari di cui potranno beneficiare i destinatari di questa legge. Ovvero, i lettori potrebbero usufruire, dopo un’attesa di 20 mesi, di una congrua riduzione del prezzo dovuta alla liberalizzazione dello sconto che potrà essere applicato dagli editori, mentre le librerie indipendenti saranno già defunte. Insisto ancora che un libro dal costo di stampa di 1 euro non può comparire sul mercato al prezzo di vendita di 20 euro: il rapporto è illogico ed è dovuto ai margini di sconto che la grande distribuzione pretende dall’editore, servendosene per allettare il cliente con promozioni fasulle.

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