EHI BOOK! – Scrivere direttamente sull’iPad, il racconto di un’emozione


Il nuovo libro di Roberto Ferrucci, Sentimenti sovversivi (Isbn), 144 pagine, 17 euro, racconta la difficoltà di scrivere d’altro o forse di qualsiasi cosa, mentre il proprio Paese appare all’autore così malridotto da suscitare un “senso di repulsione”. Ma se ne parliamo in questo blog non è per segnalare una qualche particolarità dell’edizione elettronica in vendita peraltro su bookrepublic a 8,99 euro, bensì per segnalare due pagine la 10 e la 11 dell’edizione cartacea: quelle in cui l’autore descrive le sensazioni che gli procura scrivere direttamente sull’iPad. Le riproduciamo qui per intero, senza aggiungere null’altro – che penalizzerebbe solo la lettura – tranne una cosa: giovedì 23 giugno, a Milano, Libreria del mondo offeso corso Garibaldi 50, chi vorrà discuterne con l’autore potrà farlo dal vivo – e non indirettamente attraverso ehi book!.

“Quando ci sono arrivato, la prima volta, mi sono reso conto che se nella tua vita sono tante, di solito, le case che hai abitato, che abiti, e che abiterai, mi sono accorto che, fra queste, da una parte c’è la casa dello stare, dall’altra la casa dell’essere. Quest’ultima, è meglio non coincida con casa tua. È piuttosto un sentimento. Senti che questo è il luogo. Non necessariamente dove vivere ma, di sicuro, dove ritornare quanto più di frequente possibile. Perciò sono di nuovo qui, e non ricordo più che volta è questa. La quinta, la sesta, non so. La prima volta che ci sono arrivato non è stata solo una percezione visiva, dunque, ma un vero sentire. Questa è la casa, ho pensato subito, non per forza mia, la casa, né raggiungibile a piacimento, condivisa con decine di altri scrittori prima di me, altrettanti dopo di me, invitati a fare dentro a questo appartamento, o su questa terrazza, proprio quello che sto facendo io, adesso, vedete, l’iPad piazzato sopra al tavolino ripulito e ordinato, un taccuino pieno di appunti, una penna, una caraffa d’acqua e un bicchiere.Sulla videotastiera dell’iPad, liscia, lucida, le dita non picchiettano sui tasti, ma li sfiorano, ci scivolano sopra, e lettera dopo lettera, tasto dopo tasto, sono delle carezze a far scaturire le parole. Scrivere accarezzando le parole, chi l’avrebbe mai detto. Un oggetto che, subito, appena lo vedi, sembra la lavagnetta di quando eravamo bambini fatta di ardesia, come i tetti delle case da queste parti, la stessa dei tetti del Petit Maroc, lavagna diffusa di scrittura potenziale. Quella lavagnetta con i gessetti colorati su cui – regalata a Natale o al compleanno – hanno preso forma le invenzioni più effimere della nostra vita, disegni e testi della durata di un attimo, il tempo di crearne uno, guardarlo, ammirarlo non era così spiccato, allora, lo spirito critico e, subito, cancellarlo. Guai a metterti in testa di scriverci una storia, là sopra. Nessuna pagina da far scorrere, solo l’infinita variante di uno stesso incipit. E usata così, adesso, guardata mentre scrivo, inclinata dalla custodia, sembra trasformarsi in una Lettera 22 piatta e liscia, macchina per scrivere del domani. La tecnologia che ti porta avanti partendo dal passato, e che ti fa stare nel presente come hai sempre desiderato. E avrei voluto scrivere una storia d’amore, quando ho iniziato questo libro, la prima volta che sono arrivato qui. Ma oggi è impossibile, credo, per uno scrittore italiano, scrivere una storia d’amore, riuscire ad astrarsi da un insopportabile senso di repulsione per il proprio paese. La quotidianità ti incalza metro dopo metro, sta in agguato a ogni angolo, provi a scartarla ma lei ti insegue, ti penetra dentro, non ti lascia scampo. Com’è possibile, oggi, mi domando, inventarsi dei personaggi che vivano e che agiscano in un altrove asettico, immuni dal marciume che ci sta attorno, che ci sovrasta, che si è insinuato dentro ciascuno di noi?”.

via EHI BOOK! di Alessia Rastelli e Tommaso Pellizzari Corriere Della Sera.

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