In liberia Festa di piazza, di Gian Mauro Costa (Sellerio)


Sempre alle prese con lavoretti occasionali, Enzo Baiamonte, l’atipico detective del Libro di legno, è ingaggiato per curare l’impianto elettrico per la festa della Madonna Addolorata del suo quartiere palermitano. Nel contesto rionale la sua mente non riesce a star ferma e, al solito, si fissa su una di quelle piste che la fantasia gli fa scorgere. E, nel confuso andirivieni di famiglie allargate, piccoli commerci, cortili vocianti, feste di borgo, faccende di vicinato, il mistero diventa realtà.

Enzo Baiamonte, il piccolo eroe testardo della serie di Gian Mauro Costa, ha chiuso per sempre la saracinesca del laboratorio di elettrotecnico. La sarta Rosa, il suo tardivo amore, lo convince a richiedere il patentino di investigatore privato. A che pro – pensa con la scarsa autostima di sempre –, per cercare cagnolini scomparsi, per inseguire qualche adultero? Però, una piccola pensione ce l’ha, per la compagnia ci sono gli scoponi con i quattro amici e poi i lavoretti occasionali non gli mancheranno. Ed è proprio nel corso di uno di questi, che si fissa al solito su una di quelle piste che la fantasia gli fa scorgere.

Ingaggiato per curare l’impianto elettrico per la festa della Madonna Addolorata del suo quartiere palermitano, Baiamonte entra in un certo giro, sente discorsi, apprende del cantante neomelodico che è stato anche a lungo uno «scappato» (un piccolo boss fuggito in America durante una guerra tra cosche), si interessa a un individuo di nessun conto ma silenzioso e impenetrabile come una pietra. La sua mente non riesce a star ferma e, contro la sua stessa volontà, comincia a mettere insieme elementi sparsi, che nessuno mai ha pensato di associare: una rapina con il morto innocente, un furgone ammaccato, la scomparsa di un carico d’oro, piccoli furti dalle tombe del cimitero; e legge segni: una foto, una smorfia, un’amicizia infantile, le cure esagerate di una megera, un colloquio cifrato. Segnali comprensibili a chi come lui conosce vita morte e miracoli del quartiere e sa interpretare come un unico codice segreto i futili eventi che rotolano nella pigrizia dei vicoli. Così osa immaginare, incredulo lui per primo, un doppio crimine sottratto alla vista di tutti quanti.

Quello di Gian Mauro Costa è un modo di costruire trame gialle diverso dall’usuale. Non c’è un delitto, ma il mistero è indistinto dalla vita quotidiana e prende forma innanzitutto nella curiosità cocciuta e inverosimile del protagonista, per poi diventare realtà nel confuso andirivieni di famiglie allargate, piccoli commerci, cortili vocianti, feste di borgo, faccende di vicinato. Il lettore prende in simpatia un uomo sconfitto nello stesso modo di certi palermitani senza voce e senza lamento, ma con un’indomita insofferenza estetica verso gerarchie e conformismi. E percorre con lui una Palermo minima, veramente popolare, ben lontana sia dalla condanna delle inchieste clamorose sia dall’esotismo da dépliant.

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